Giovedì la Camera dei deputati voterà sullo “Stabilicum”, dal cui risultato dipenderà il futuro del primo ministro.
La Camera bassa italiana terrà questa settimana le votazioni finali su una controversa nuova legge elettorale che il primo ministro Giorgia Meloni ha messo alla prova della sopravvivenza del suo governo.
La legge, soprannominata “Stabilicum” dalla coalizione di governo e “Melonellum” dall’opposizione, sostituirebbe il sistema Rosatellum utilizzato nelle elezioni del 2022. Il Senato l’ha approvato il 15 settembre con 113 voti favorevoli e 71 contrari. La Camera dei deputati vota ora solo sugli articoli modificati dal Senato.
Cosa fa la legge
Il sistema è prevalentemente proporzionale, ma prevede un “bonus di governabilità” di 70 deputati in più e 35 senatori in più. Viene assegnato al partito o alla coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere. Se nessuno raggiunge tale soglia, i seggi vengono assegnati proporzionalmente.
Gli elettori potrebbero esprimere fino a tre preferenze per i singoli candidati, ma il candidato principale di ciascuna lista rimarrebbe fisso. I partiti devono menzionare la scelta del primo ministro nel loro programma, anche se il nome non apparirà sulla scheda elettorale.
I nuovi partiti senza rappresentanza parlamentare dovrebbero raccogliere 6.000 firme per collegio elettorale per presentarsi, rispetto alle 1.500. Gli elettori che vivono lontano da casa potrebbero votare nel loro luogo di residenza dopo nove mesi lì, e le circoscrizioni elettorali all’estero verrebbero tagliate.
Come funziona il voto
Il governo Meloni ha chiesto la fiducia sui primi tre articoli. La votazione sui primi due è iniziata martedì, la terza seguirà mercoledì. Le votazioni avvengono per appello nominale, con votazione pubblica da parte di ciascun deputato. L’articolo 8, sugli elettori che vivono lontano da casa, sarà votato normalmente poiché gode di un ampio sostegno trasversale ai partiti.
Giovedì ci sarà il voto decisivo sull’intero testo. L’opposizione ha chiesto lo scrutinio segreto, consentito dal regolamento della Camera sulle leggi elettorali. A luglio, il voto segreto ha permesso a circa 50 ribelli della coalizione di sconfiggere un emendamento del governo sulle preferenze. La Meloni l’ha poi reintrodotta al Senato, dove non è consentito lo scrutinio segreto.
Qual è la posta in gioco per la Meloni
La Meloni ha più volte affermato che considererà terminato il suo mandato al governo se la legge fallirà, e ha sollevato la prospettiva di elezioni anticipate, probabilmente in primavera. Una sconfitta non farebbe cadere formalmente il governo, ma rappresenterebbe un duro colpo politico.
La riforma sostituisce in parte il piano, in fase di stallo, di eleggere direttamente il primo ministro, che è stato sconfitto a luglio per un voto. Ciò suggerisce anche che Meloni temesse che, con il sistema attuale, la rielezione nel 2027 fosse improbabile. Molti parlamentari al primo mandato perderebbero la pensione parlamentare se il parlamento venisse sciolto anticipatamente, il che rende meno probabile una ribellione su larga scala.
Reazione dell’opposizione
L’opposizione ha attaccato diverse parti della legge. Ha protestato contro l’esigenza di firme più elevate, che secondo lui ostacola la nascita di nuovi partiti. Il deputato di centrosinistra del Partito Democratico (PD) Francesco Boccia ha accusato il governo di spingere le donne fuori dal parlamento in seguito alle notizie secondo cui le nuove regole di genere svantaggiano le candidate donne rispetto alla legge attuale.
Matteo Renzi del partito centrista Italia Viva ha detto al Senato che la legge esiste perché i partiti al governo temono di perdere. Riccardo Magi, leader di +Europa, è al sesto giorno di sciopero della fame per chiedere cambiamenti.
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