Il Consiglio regionale appoggia il disegno di legge popolare in memoria della giornalista Laura Santi, mentre le Regioni agiscono per colmare il vuoto lasciato dal Parlamento.
L’Umbria è diventata la quinta regione italiana ad approvare una legge che regola l’accesso al suicidio medicalmente assistito, dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto.
Secondo l’agenzia ANSA, il consiglio regionale di Perugia ha approvato giovedì il disegno di legge con 11 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astensioni. La maggioranza del centrosinistra ha sostenuto il testo, redatto dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuto da 4.801 firme.
È stato dedicato a Laura Santi, giornalista perugina malata di sclerosi multipla morta per suicidio assistito in casa il 21 luglio 2025, dopo una battaglia legale durata tre anni. Al dibattito era presente il vedovo Stefano Massoli.
Perché le regioni agiscono
Il suicidio assistito è legale in Italia a condizioni rigorose da una sentenza della Corte costituzionale del 2019. I pazienti devono avere una condizione irreversibile che causa sofferenze intollerabili, dipendere da cure di sostegno vitale ed essere in grado di prendere una decisione libera e informata.
Il Parlamento non ha mai approvato una legislazione nazionale che definisca le procedure, nonostante i ripetuti appelli della Corte. Gli attivisti affermano che ciò ha causato ritardi burocratici e prolungate sofferenze, e le regioni sono intervenute utilizzando i loro poteri sull’assistenza sanitaria.
Secondo la legge umbra, ciascuna Asl deve istituire una commissione multidisciplinare permanente per verificare che i pazienti soddisfino i requisiti. La commissione comprende un medico di cure palliative, uno psichiatra, un anestesista, uno psicologo, un medico legale e un infermiere.
Reazione politica
Non ha votato la presidente regionale Stefania Proietti, indipendente di centrosinistra vicina agli ambienti cattolici. Ha affermato che la questione dovrebbe essere gestita dal Parlamento per garantire l’uniformità e ha sottolineato la necessità di espandere le cure palliative. Il partito di destra Fratelli d’Italia ha votato contro, mentre il centrodestra Forza Italia si è astenuto e i membri della Lega di destra si sono divisi.
Il vicepresidente regionale Tommaso Bori, del Partito Democratico (PD), di centrosinistra, ha definito il voto “una conquista di civiltà, di libertà e di dignità”. Gli oppositori alla Camera hanno sostenuto che i servizi sanitari dovrebbero fornire assistenza piuttosto che accompagnare i pazienti alla morte.
Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione per il diritto alla morte Associazione Luca Coscioni, ha accusato governo e parlamento di essere “completamente immobili”.
Il governo Meloni sostiene che il suicidio assistito è una questione dello Stato, non delle Regioni. Ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale le leggi toscane e sarde e ha detto che farà altrettanto con la normativa approvata dall’Emilia-Romagna.
La Corte ha in parte accolto il ricorso toscano nel 2025 ma ha confermato che le Regioni possono regolamentare gli aspetti organizzativi. Il Veneto, governato dal centrodestra, non è ancora stato contestato. Proposte in discussione anche a Trento e Bolzano.