La tempesta di Firenze fa gocciolare la pioggia sulla teca di Bacco di Caravaggio

Un’alluvione improvvisa a Firenze è filtrata da un lucernario, ma le autorità dicono che nessuna opera d’arte è stata danneggiata

Un violento temporale su Firenze nel pomeriggio di giovedì 17 settembre, ha causato perdite d’acqua nella Galleria degli Uffizi, raggiungendo la teca di vetro protettiva attorno al “Bacco” di Caravaggio, una delle opere più celebri del museo. La tempesta ha scaricato più di 45 millimetri di pioggia in una sola ora, secondo più fonti italiane che hanno seguito l’incidente, e l’acqua è entrata attraverso un lucernario sopra la stanza che ospita sette dipinti del XVII secolo, la Sala del Seicento.

Il personale del museo si accorse che la teca si era bagnata e si mosse rapidamente, chiudendo la stanza ai visitatori e rimuovendo il dipinto per precauzione. Gli schizzi raggiungevano il vetro esterno della teca che proteggeva la tela, ma l’opera d’arte non entrava mai in contatto diretto con l’acqua. Anche gli altri sei dipinti presenti nella stessa stanza, secondo il museo, sono rimasti intatti.

Nessun danno, secondo i controlli del museo

Il personale degli Uffizi ha effettuato le ispezioni immediate dopo la fuga di notizie e il museo ha confermato che le verifiche non hanno riscontrato danni a nessuna delle opere presenti nella sala. In un comunicato il museo precisa che, a seguito delle necessarie verifiche, non è stato riscontrato alcun danno a nessuno dei dipinti. La sala dovrebbe riaprire ai visitatori la mattina seguente, una volta che l’area sarà stata completamente valutata e asciugata.

Il “Bacco” di Caravaggio, dipinto intorno al 1596 e commissionato dal cardinale Francesco Maria del Monte, è tra gli oggetti distintivi degli Uffizi, raffigurante un giovane Bacco sdraiato con l’uva tra i capelli e un calice di vino teso verso lo spettatore. Condivide la stanza con altre importanti opere dello stesso periodo, sottolineando perché anche una fuga di notizie contenuta in quella particolare galleria abbia attirato un’attenzione immediata e una rapida risposta istituzionale.

Non è il primo problema infrastrutturale degli Uffizi quest’anno

Questo non è un incidente isolato per il museo nel 2026. Come ha notato Il Post nel suo articolo, il sistema di aria condizionata degli Uffizi si è sovraccaricato e si è rotto a giugno durante un’ondata di caldo, costringendo il museo a sospendere la vendita dei biglietti mentre venivano effettuate le riparazioni. Presi insieme, i due episodi, un sistema di raffreddamento che si è guastato in condizioni di caldo estremo e un lucernario che ha lasciato passare la pioggia durante un’alluvione improvvisa, indicano una vulnerabilità più ampia nell’infrastruttura dell’edificio quando il clima di Firenze oscilla verso gli estremi in entrambe le direzioni, un modello che sta diventando sempre più comune in tutta Italia mentre le estati diventano più calde e i temporali più intensi.

Una tempesta che ha colpito duramente Firenze

La pioggia stessa è stata insolitamente intensa per gli standard locali, più di 45 millimetri in circa un’ora, il tipo di acquazzone concentrato che i meteorologi italiani tipicamente classificano come una “bomba d’acqua”, un breve e violento nubifragio piuttosto che una pioggia costante e sostenuta. Questa intensità è proprio ciò che sembra aver sopraffatto il lucernario e permesso all’acqua di penetrare in una sezione del museo non progettata per gestire quel volume di pioggia in una finestra così breve.

Cosa succede dopo

Con le ispezioni completate e nessun danno confermato, la crisi immediata sembra essere passata e la Sala del Seicento avrebbe dovuto riprendere il normale funzionamento il giorno successivo. Tuttavia, l’incidente si aggiunge a un elenco crescente di tensioni infrastrutturali che gli Uffizi hanno dovuto affrontare quest’anno, e solleva una domanda ovvia per il museo in futuro: se saranno necessari investimenti mirati nei sistemi di gestione del clima e dell’acqua dell’edificio per prevenire un incidente davvero dannoso la prossima volta che Firenze vedrà un clima così estremo, piuttosto che fare affidamento sulla risposta rapida del personale e, questa volta, su una buona dose di fortuna.

Foto: Corriere Fiorentino