L’Italia vince in campo, ma la FIGC perde

Il problema del tesseramento di Malagò potrebbe innescare una scalata federale proprio mentre gli Azzurri di Mancini ritrovano il loro equilibrio

Questa settimana il calcio italiano ha pubblicato due titoli nettamente contrastanti a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. In campo, gli Azzurri di Roberto Mancini hanno offerto la loro migliore prestazione del suo secondo periodo in carica, battendo la Turchia 4-1 a Bursa il 28 settembre e registrando la prima vittoria stagionale nella Nations League. Fuori dal campo, la federazione che lo impiega, la FIGC, si trova di fronte alla concreta possibilità di essere posta in amministrazione straordinaria, per una questione procedurale sulla possibilità o meno del proprio presidente, Giovanni Malagò, di candidarsi all’incarico.

Cosa è successo a Bursa

L’Italia aveva bisogno di una risposta dopo un inizio difficile per il secondo mandato di Mancini come allenatore della nazionale, una sconfitta contro il Belgio all’Olimpico che sollevò i primi interrogativi sulla ricostruzione. Hanno ottenuto esattamente questo in Turchia. I gol di Alessandro Bastoni, Davide Frattesi, l’esordiente Michael Kayode e Pio Esposito hanno portato l’Italia sul 4-0 prima che la Turchia recuperasse uno con Baris Yilmaz all’inizio del secondo tempo, ma il risultato non è mai stato in serio dubbio. La vittoria ha portato l’Italia a tre punti nel Gruppo A1, alla pari con il Belgio e dietro la capolista Francia, mentre la Turchia resta ultima a zero punti.

Mancini è stato generoso nella sua valutazione post partita, evitando di individuare qualcuno e invece elogiando la prestazione dell’intera squadra, incluso il 21enne esordiente Kayode, che ha segnato alla sua prima apparizione con la Nazionale maggiore, e Giacomo Raspadori, che secondo Mancini aveva trovato lo spazio che lo staff tecnico gli aveva chiesto espressamente di cercare. L’allenatore, che ha portato l’Italia alla gloria del Campionato Europeo nel 2021 prima di partire e poi tornare per questo secondo periodo, l’ha definita una prestazione collettiva davvero forte e ha indicato nella volontà della squadra di pressare alto e controllare il possesso palla, anche su un campo inzuppato di pioggia, come la vera storia della serata.

La vera minaccia non è in campo

Questa performance, però, si svolge sullo sfondo di una vera e propria crisi istituzionale ai vertici del calcio italiano. Malagò, che è passato dal suo incarico di lunga data come presidente del CONI per assumere la presidenza della FIGC il 22 giugno 2026, deve ora affrontare un esame accurato per verificare se effettivamente soddisfaceva un requisito di idoneità di base quando si è candidato al ruolo: essere un tesserato FIGC, o “tesserato”, al momento in cui ha presentato la sua candidatura.

La questione è emersa attraverso un ricorso presentato dall’avvocato Renato Miele. Secondo il Procuratore Generale dello Sport del CONI, Ugo Taucer, Malagò non era iscritto alla FIGC quando si candidò alla presidenza, status per il quale gli stessi uffici della federazione lo avevano però all’epoca ritenuto idoneo. Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha illustrato nei dettagli la tempistica davanti alla Giunta nazionale del CONI, leggendo un lungo rapporto in cui conclude che i principi fondamentali della FIGC sembrano essere stati violati nel modo in cui è stata gestita la candidatura di Malagò.

Contro di lui si accumulano pareri legali

Da allora la situazione si è solo inasprita. Gli esperti legali incaricati dal CONI di valutare il caso avrebbero concluso che la valida appartenenza alla FIGC è un requisito indispensabile per la candidatura, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa italiani tra cui Il Fatto Quotidiano e Affaritaliani. L’articolo 29 dello Statuto stesso della FIGC prevede chiaramente che chi candida o viene nominato a una carica federale deve essere in regola con il tesseramento al momento della candidatura, mentre i principi ispiratori dello stesso CONI specificano che la validità dell’appartenenza deve essere in vigore al momento della relativa assemblea. Secondo questa lettura, Malagò semplicemente non era eleggibile quando si candidò, qualunque cosa avessero concluso all’epoca gli uffici amministrativi della FIGC.

Una decisione ormai a pochi giorni di distanza

La Giunta straordinaria del CONI dovrebbe riunirsi tra il 6 e il 9 ottobre per decidere cosa succederà dopo. L’esito più grave sul tavolo è il commissariamento, che di fatto pone la FIGC sotto un’amministrazione esterna nominata dal governo, un intervento drammatico che priverebbe la federazione della sua normale autogoverno. I rapporti hanno lanciato Adriano Galliani, il veterano dirigente del calcio, come possibile figura per gestire qualsiasi periodo di transizione risultante.

Due orologi che funzionano contemporaneamente

È difficile non notare la giustapposizione. La Nazionale maggiore maschile dell’Italia, che sta ancora ricostruendo la propria identità e reputazione dopo aver saltato i Mondiali del 2022 e del 2026 sotto la precedente leadership, ha appena fornito il tipo di prestazione che suggerisce un reale progresso sotto Mancini, costruita su gambe giovani come Kayode e Pio Esposito piuttosto che sul nucleo invecchiato che ha definito le precedenti difficoltà della squadra. Nel frattempo, la federazione responsabile di gestire tale progresso potrebbe essere gestita da commissari esterni entro poche settimane, per un cavillo di appartenenza che coinvolge proprio l’uomo che attualmente siede alla sua guida.

Per il calcio italiano, il momento non potrebbe essere più imbarazzante: un autentico motivo di ottimismo sul campo, che arriva quasi nel momento esatto in cui l’organo di governo dello sport si trova di fronte alla possibilità di perdere il controllo di se stesso.

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