Richard Gere presta la sua voce ad ActionAid contro il modello italiano di detenzione dei migranti

In un nuovo video, l’attore lancia un avvertimento ai Centri Albania per l’Europa in quanto ONG. Il rapporto si chiede se la detenzione funzioni

Richard Gere è tornato nel dibattito sull’immigrazione italiana. Il 5 ottobre ActionAid ha diffuso un video in cui l’attore americano critica la crescente dipendenza dell’Europa dalla detenzione, dalla deportazione e da ciò che la ONG chiama l’esternalizzazione del controllo delle frontiere, sottolineando in particolare l’approccio italiano. Gere porta avanti da anni una campagna sulla migrazione. Nell’agosto 2019, ha visitato la nave di salvataggio Open Arms mentre era bloccata nel Mediterraneo, poi è apparso in una conferenza stampa a Lampedusa esortando il governo italiano a smettere di “demonizzare le persone”.

Il nuovo video è costruito attorno a un argomento semplice. “La paura sta sostituendo la compassione”, dice Gere, aggiungendo che le persone vengono ridotte a numeri, problemi o minacce. Sostiene che la detenzione, la deportazione e l’invio di persone oltre i confini europei vengono sempre più presentate come soluzioni normali, e che la migrazione può invece essere gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza considerare i diritti umani come ostacoli.

Il modello Albania

Le osservazioni più acute di Gere riguardano l’accordo stipulato dall’Italia con l’Albania, che sposta il controllo dell’immigrazione al di fuori dell’Unione Europea e lontano dal controllo pubblico. “In Italia, questa direzione può essere vista nel crescente utilizzo dei centri di detenzione e nel modello sviluppato con l’Albania”, dice, avvertendo che ciò che accade lì potrebbe diventare un modello per il modo in cui l’Europa gestirà la migrazione in futuro. E chiude con un messaggio di corresponsabilità: “Siamo tutti migranti”.

Il progetto Albania è stato contestato giuridicamente sin dal suo avvio. Un tribunale di Roma ha rifiutato di convalidare la detenzione del primo gruppo inviato al centro Gjader nel 2024, e quei migranti sono stati rimpatriati in Italia.

I dati dietro il ricorso

Il video è stato diffuso pochi giorni dopo che ActionAid e l’Università di Bari hanno pubblicato “Trattenuti”, un rapporto sui Centri per il Rimpatrio (CPR) italiani e le loro politiche di espulsione delle persone senza permesso di soggiorno. ActionAid afferma che i suoi numeri mostrano che più detenzioni non producono più deportazioni:

  • L’Italia ha effettuato 4.784 rimpatri forzati nel 2025, di cui 1.732 partiti dai CPR.
  • Quell’anno sono entrate nei CPR 6.835 persone e solo il 25,3% è stato effettivamente rimpatriato.
  • I rimpatri dai CPR sono diminuiti del 45,1% rispetto al 2022, anche se sono aumentati i rimpatri forzati totali.

Katia Scannavini, co-segretario generale di ActionAid, ha ringraziato Gere per aver prestato la sua voce in un momento in cui, secondo le sue parole, in Europa sta prendendo piede una narrazione che presenta la detenzione e l’allontanamento come risposte inevitabili alla migrazione. ActionAid sostiene che la gestione della migrazione dovrebbe basarsi su procedure trasparenti, garanzie efficaci e rispetto della dignità, non sulla normalizzazione della detenzione.

I critici respingono

La reazione di parte della stampa italiana è stata ostile. Il sito politico di destra affiliato al Giornale, Nicola Porro Il Politico Quotidiano ha definito il video “patetico”, sostenendo che i dati stessi del rapporto evidenziano un problema diverso: se solo un quarto dei detenuti viene rimpatriato, sostiene la critica, il problema è che il sistema non riesce a garantire gli allontanamenti, non che esista. Altri siti di destra sono andati oltre, con DCNews che ha descritto Gere come un “milionario rosso” che si intromette negli affari italiani.

Questa divisione rispecchia l’argomentazione più ampia. I sostenitori dell’approccio attuale affermano che la detenzione e i processi offshore sono strumenti necessari per far rispettare la legge e che i bassi tassi di rimpatrio richiedono una correzione del sistema. ActionAid e Gere interpretano gli stessi numeri come prova che il modello non funziona e comporta un costo umano.

Cosa verrà dopo

Il video aggiunge un volto famoso a un dibattito che finora si è svolto soprattutto nelle aule dei tribunali e nei resoconti delle ONG. Se ciò possa cambiare l’opinione pubblica è meno certo: i precedenti interventi di Gere in Italia hanno suscitato la stessa reazione divisa, elogi da parte dei difensori dei migranti e accuse di interferenze straniere da parte dei sostenitori del governo. I dati di “Trattenuti”, nel frattempo, continueranno probabilmente a circolare da entrambe le parti, ognuno dei quali li leggerà per sostenere una conclusione diversa sullo scopo del sistema di detenzione italiano.

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