Napoli festeggia il ‘miracolo’ di San Gennaro.
Il sangue essiccato del santo patrono di Napoli Gennaro, vissuto nel terzo secolo, si è liquefatto sabato nella cattedrale della città, in un “miracolo” ricorrente 17 secoli dopo la morte del martire.
Il presunto miracolo avvenne esattamente alle 10.04, e fu accompagnato dal tradizionale sventolio di un fazzoletto bianco per indicare lo stato liquefatto del sangue nell’ampolla di vetro.
La notizia – annunciata da Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella del Tesoro di San Gennaro – è stata accolta da un lungo applauso dei fedeli riuniti all’interno del Duomo della città.
L’evento ricorrente ricorre ogni anno in tre date: il 19 settembre (festa del santo), il 16 dicembre e il primo sabato di maggio.
In ogni occasione i fedeli si riuniscono nella città del sud Italia per assistere alla liquefazione di quello che si sostiene essere un campione del sangue di San Gennaro, conservato in un’ampolla di vetro sigillata.
Tre volte all’anno questa ampolla di sangue essiccato viene esposta alla pubblica venerazione, mentre i “parenti” di San Gennaro – un gruppo di fedeli anziani – intonano litanie e preghiere secondo una tradizione che risale al XIX secolo.
Chi era San Gennaro?
San Gennaro, o San Gennaro, fu vescovo di Benevento del III secolo, le cui ossa e il cui sangue sono conservate come reliquie presso la cattedrale di Napoli.
Si ritiene che sia stato martirizzato mediante decapitazione durante la persecuzione cristiana sotto l’imperatore Diocleziano intorno al 305 d.C.
La leggenda narra che quando Gennaro venne decapitato, una donna napoletana ne assorbì il sangue con una spugna e lo conservò in un’ampolla di vetro.
Secondo la tradizione locale, se il sangue di San Gennaro non riesce a liquefarsi segnala un disastro imminente tra cui guerre, carestie o malattie.
Il sangue non si è liquefatto il 16 dicembre 2020, alla vigilia della pandemia di covid, in quello che alcuni hanno visto come un presagio di brutte cose a venire.
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I napoletani superstiziosi ritengono invece che il presagio non avvenga nel giorno della festa del santo.
Due mesi dopo che il sangue non si era liquefatto, il 19 settembre 1980, l’Irpinia – situata a 50 km a est di Napoli – fu colpita da un devastante terremoto che uccise quasi 3.000 persone.
Nelle precedenti occasioni, ma non in tutte, in cui il sangue non si era liquefatto nel giorno della festa del santo, ciò segnalava cattive notizie per Napoli.
Il miracolo non si verificò anche nel 1939 e nel 1940, in coincidenza con l’inizio della seconda guerra mondiale e l’entrata dell’Italia nel conflitto, e ancora nel settembre 1943: data dell’occupazione nazista.
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I napoletani si rivolgono tradizionalmente al loro patrono perché li protegga dalle calamità naturali – secondo il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire – con folle di persone che nei primi secoli cercavano rifugio nelle catacombe di Capodimonte.
Così avvenne nel 472, 512 e 685, con i vescovi napoletani dell’epoca a guidare le preghiere del popolo.
Divenne allora consuetudine invocare S. Gennaro per chiedere la fine delle eruzioni vulcaniche: nel 1631, il 16 dicembre, si decise di esporre le reliquie e si fermò l’eruzione del Vesuvio.
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La Chiesa cattolica ha sempre sostenuto i festeggiamenti ma non ha mai formulato un comunicato ufficiale sul ‘miracolo’.
Tuttavia non consente l’apertura della fiala sigillata, il che ha ostacolato la ricerca scientifica sul fenomeno.
Il sangue non si è sciolto durante le visite di Papa Giovanni Paolo II nel 1990 o di Papa Benedetto XVI nell’ottobre 2007 – riferisce Avvenire – tuttavia si è liquefatto durante la visita di Papa Francesco nel marzo 2015.
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