La riforma che introduce seggi bonus di maggioranza e voto con preferenza limitata cancella Palazzo Madama tra le proteste dell’opposizione, con un voto finale alla Camera dei Deputati previsto il mese prossimo.
Martedì il Senato italiano ha approvato un progetto di legge elettorale, rimandandolo alla Camera bassa per una terza e probabilmente ultima lettura prima delle elezioni generali del prossimo anno.
Il controverso disegno di legge, sostenuto dalla coalizione di governo di destra, è stato approvato con 113 voti a favore, 71 contrari e due astensioni.
I senatori dell’opposizione prima del voto hanno mostrato cartelli con la scritta “No alla legge truffa” e hanno continuato la loro protesta in Aula dopo l’annuncio del risultato, riferisce l’agenzia ANSA.
Sistema proporzionale con premio di maggioranza
La riforma, che la coalizione di governo chiama “Stabilicum” e i partiti di opposizione hanno soprannominato “Melonellum” in onore del primo ministro Giorgia Meloni, sostituirebbe l’attuale sistema misto maggioritario e proporzionale con uno basato sulla rappresentanza proporzionale.
Una coalizione che vincesse almeno il 42% dei voti riceverebbe seggi bonus – fino a 70 deputati aggiuntivi e 35 senatori aggiuntivi, per un massimo di 220 deputati e 113 senatori in totale – per garantire una maggioranza operativa in parlamento. Se nessuna coalizione raggiungesse tale soglia, o se Camera e Senato producessero risultati divergenti, i seggi verrebbero invece assegnati su base puramente proporzionale.
Una soglia nazionale del 3% si applicherebbe ai singoli partiti, con un meccanismo del “miglior perdente” che consentirebbe a un partito al di sotto della soglia all’interno di una coalizione superiore al 10% di ottenere comunque seggi.
Ripristinato il voto a preferenza limitata
La modifica più significativa apportata durante il dibattito al Senato è stata la reintroduzione del voto a preferenza limitata. I candidati principali nelle liste dei partiti rimarrebbero “bloccati”, ma gli elettori potrebbero esprimere fino a tre preferenze tra i sei nomi successivi della lista. L’emendamento, presentato dal senatore Marco Lisei del partito di destra Fratelli d’Italia della Meloni, è passato il 10 settembre.
Le liste dei partiti dovrebbero inoltre alternare i candidati per genere a partire dal secondo nome, e le coalizioni e i partiti sarebbero tenuti a nominare in anticipo il candidato che intendono proporre al presidente della repubblica come primo ministro, anche se il disegno di legge preserva formalmente la prerogativa costituzionale del capo dello Stato su tale nomina.
Soglia di firma più alta per i nuovi partiti
Uno degli elementi più controversi riguarda l’accesso al voto. I partiti non ancora rappresentati in parlamento dovrebbero raccogliere 6.000 firme per collegio elettorale invece delle attuali 1.500, il che significa che un partito che contesta l’intero paese avrebbe bisogno di almeno 450.000 firme a livello nazionale.
I partiti con un gruppo parlamentare al 31 dicembre 2025 sarebbero esentati dall’obbligo.
Reazioni politiche
I parlamentari dell’opposizione sostengono che il meccanismo dei seggi bonus è incostituzionale e accusano il governo di riscrivere le regole perché teme di perdere le elezioni del prossimo anno. L’ex primo ministro Matteo Renzi ha detto alla Camera che la legge “è nata perché hai paura di perdere, e perderai”, sottolineando che Meloni aveva criticato simili meccanismi di lista bloccata nel 2016.
Il leader del Senato del Partito Democratico (PD) di centrosinistra, Francesco Boccia, ha criticato sia l’entità del bonus di maggioranza sia la rimozione della piena alternanza di genere tra i leader delle liste, affermando che il cambiamento spingerebbe le donne fuori dal parlamento, Aprire rapporti.
I partiti di governo hanno difeso il disegno di legge come un ritorno alla vera concorrenza. Roberto Rosso, di Forza Italia di centrodestra, ha osservato che diversi partiti di opposizione avevano precedentemente sostenuto liste bloccate e sistemi di preferenza simili a quelli che ora criticano, mentre Andrea De Priamo di Fratelli d’Italia ha affermato che la legge mette “tutti nella posizione di competere”.
Cosa succede dopo
Il disegno di legge ritorna alla Camera dei deputati, dove è previsto un dibattito generale per il 28 settembre, con un esame dettagliato e un voto finale previsto da inizio a metà ottobre, prima che il Parlamento passi alla sessione di bilancio.
La Camera ha respinto di misura un simile emendamento sul voto di preferenza con un solo voto a luglio, e la legislazione elettorale può essere soggetta a scrutinio segreto se richiesto da 30 parlamentari o da un gruppo parlamentare, aumentando la prospettiva di voti dissenzienti all’interno della maggioranza.
Secondo quanto riferito, il governo sta valutando se allegare un voto di fiducia al disegno di legge. In caso di nulla osta alla Camera, il disegno di legge andrebbe al presidente Sergio Mattarella, che per convenzione si esprime solo dopo che la legislazione ha ricevuto l’approvazione parlamentare definitiva.
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