Il giudice istruttore afferma che Valter Lavitola ha ordinato l’esplosione di Pomezia per aumentare la popolarità del suo amico e favorire le sue ambizioni politiche.
Lunedì la polizia italiana ha arrestato l’uomo d’affari ed ex giornalista Valter Lavitola con l’accusa di aver ordinato l’attentato dinamitardo dello scorso ottobre all’abitazione del giornalista investigativo della RAI Sigfrido Ranucci.
I carabinieri hanno arrestato Lavitola, 60 anni, dopo che il gip di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare accusandolo di aver commissionato l’aggressione.
Un secondo sospettato, il camerunense Gomes Clesio Tavares, 47 anni, accusato di aver agito come intermediario tra Lavitola e gli uomini che hanno piazzato l’ordigno, è ancora latitante e si ritiene si trovi in Africa. Altri quattro, accusati di aver realizzato l’attentato, sono stati arrestati il 30 giugno; tre sono in custodia cautelare e uno è agli arresti domiciliari.
L’attacco
La bomba è esplosa la notte del 16 ottobre 2025 davanti alla casa di Ranucci a Campo Ascolano, vicino Pomezia, a sud di Roma, distruggendo la sua auto e quella di sua figlia, che era passata davanti al posto solo pochi minuti prima, e danneggiando il cancello d’ingresso e un muro vicino. Nessuno è rimasto ferito.
Ranucci, 64 anni, conduttore della lunga trasmissione investigativa Report su Rai 3, ha descritto un rudimentale ordigno che ha prodotto due potenti esplosioni abbastanza potenti da uccidere chiunque si trovasse nelle vicinanze. Vive sotto protezione della polizia dal 2021 a causa di minacce legate alle sue indagini sulla mafia e sulla corruzione politica ed economica, e ha affermato di aver ricevuto in passato proiettili lasciati fuori casa.
L’attacco ha suscitato una diffusa condanna, anche da parte del primo ministro Giorgia Meloni, che lo ha definito un grave atto di intimidazione, e da parte di gruppi per la libertà di stampa, che lo hanno descritto come uno degli attacchi più gravi contro un giornalista in Italia negli ultimi anni. La Procura antimafia di Roma ha aperto un’indagine, trattando il caso come danno penale aggravato con metodi di stampo mafioso.
Il presunto movente
Secondo la sentenza scritta del giudice, Lavitola ha ordinato l’aggressione non per danneggiare Ranucci ma per elevare la sua visibilità pubblica e accelerare i propri “progetti politici”. I due uomini si sono descritti come amici e gli investigatori ritengono che Ranucci non fosse a conoscenza del presunto complotto.
Il giudice ha scritto che il piano era che l’attentato apparisse alla vittima e al pubblico come un atto di intimidazione o un avvertimento sulle indagini di Ranucci, mentre in realtà non doveva mai metterlo in pericolo, con l’obiettivo di rafforzare la posizione del giornalista davanti a un possibile passaggio alla politica e, a sua volta, assicurare a Lavitola un ruolo di rilievo nel panorama politico che potrebbe seguire. Gli inquirenti sostengono che gli autori dell’ordigno siano stati pagati diverse migliaia di euro.
Quando il nome di Lavitola emerse per la prima volta come sospetto il mese scorso, Ranucci disse che non credeva che il suo amico potesse essere dietro l’attacco. Successivamente ha annunciato che avrebbe citato in giudizio commentatori e politici anonimi per diffamazione per le affermazioni, avanzate da alcuni esponenti della destra politica, secondo cui l’attentato era stato organizzato a beneficio suo e del suo programma televisivo.
Chi è Valter Lavitola
Ex giornalista, editore e ristoratore, Lavitola è stato a lungo un appuntamento fisso nello scandalo politico italiano. Ha fondato e diretto il quotidiano socialista L’Avanti! ed era vicino al defunto ex primo ministro Silvio Berlusconi.
È stato condannato nel 2015, insieme a Berlusconi, per la presunta corruzione di un senatore nell’ambito di un’operazione per far cadere un governo di centrosinistra, ed è stato protagonista di una serie di altri casi, tra cui un affare immobiliare a Monte Carlo che ha posto fine alla carriera politica di Gianfranco Fini, un tentativo di estorsione contro Berlusconi per uno scandalo di escort e accuse di tangenti su contratti panamensi e frode che coinvolge fondi editoriali.
Sul caso proseguono le indagini del procuratore Francesco Lo Voi, al vaglio delle possibili aggravanti di stampo mafioso.
Immagine: Sigfrido Ranucci. Credito fotografico: photostock360 / Shutterstock.com