L’incentivo per la bicicletta a Roma deve affrontare un ostacolo più grande del costo

Questo autunno, Roma ha lanciato Roma Corre in Bici, un nuovo programma che premia i residenti idonei che usano la bicicletta. Per ricevere questo incentivo, i ciclisti devono lavorare per un datore di lavoro partecipante o essere studenti adulti presso un istituto scolastico partecipante. Se idonei, i partecipanti possono registrarsi tramite l’app Wecity, una piattaforma digitale che calcola rimborsi da 0,30 euro al chilometro, fino a 30 euro al mese, che vengono depositati direttamente sul conto bancario del partecipante. Attualmente ne hanno diritto i dipendenti comunali e gli studenti di diverse università, ma chi non è sicuro può rivolgersi alla propria azienda o scuola per la verifica. Nonostante i crescenti investimenti della città in infrastrutture e incentivi per le biciclette, le biciclette rimangono un mezzo relativamente raro per spostarsi nella capitale, con recenti sondaggi sulla mobilità sul posto di lavoro che mettono l’uso della bicicletta a una cifra bassa.

Sono state condotte interviste in tutta Roma per capire perché così tanti residenti sono ancora riluttanti ad andare in bicicletta e se le loro preoccupazioni potrebbero essere attenuate dalla nuova politica, che offre ai ciclisti idonei fino a 30 euro al mese.

Dalle interviste svolte nel centro cittadino sono emerse alcune preoccupazioni comuni. La più diffusa è che molti residenti ritengono che le strade di Roma semplicemente non siano state progettate pensando ai ciclisti. L’estesa rete di strade acciottolate di Roma, conosciute come sampietrini, fa parte di ciò che fa sembrare la città eterna e unica, ma quegli stessi ciottoli possono creare un ulteriore ostacolo per i ciclisti. Diversi residenti intervistati hanno affermato che la superficie irregolare li faceva sentire meno a loro agio nel guidare per la città. Come ha spiegato una donna, i ciottoli la rendevano nervosa all’idea di andare in bicicletta per strada, soprattutto perché di solito non percorre lunghe distanze.

Queste preoccupazioni sono rese ancora più salienti dalle esperienze aneddotiche dei residenti di vedere persone sugli scooter elettrici cadere o perdere il controllo a causa di superfici irregolari. Una residente trasferitasi a Roma dagli Stati Uniti ha menzionato espressamente questa preoccupazione e ha insistito sul fatto che, se mai dovesse andare in bicicletta, opterebbe per un casco per la “quasi certezza” che qualcuno potrebbe finire buttato giù dalla bicicletta.

Tali preoccupazioni non sono del tutto infondate. Solo al Policlinico Umberto I, i ricercatori hanno registrato 411 visite al pronto soccorso legate agli e-scooter tra il 2020 e il 2022, equivalenti a circa un caso ogni tre giorni. Anche se scooter e biciclette non sono identici, i risultati evidenziano i rischi associati alla navigazione su due ruote per le strade di Roma.

I Sampietrini non sono l’unica preoccupazione. Molti aspiranti ciclisti intervistati sono preoccupati sia per le condizioni fisiche delle strade che per il traffico che le attraversa. Le fitte strade di Roma spesso richiedono che auto, scooter, pedoni e ciclisti occupino lo stesso spazio limitato, creando un ambiente che alcuni residenti percepiscono come imprevedibile e difficile da percorrere in bicicletta.

Un pedone descrisse quella sensazione quasi immediatamente. “La guida qui è unica nel suo genere”, ha detto. “Mi sto sempre scansando dalla traiettoria di un’auto.”

La sua esperienza come pedone riflette una preoccupazione più ampia sollevata da diversi intervistati. Anche se non ci sono prove che in Italia ci siano “guidatori particolarmente cattivi”, la percezione di una guida pericolosa o imprevedibile può essere altrettanto potente nello scoraggiare le persone dall’andare in bicicletta.

Ciò crea una sfida centrale per Roma Corre in Bici. Gli incentivi possono arrivare fino a un certo punto solo se i residenti ritengono che le infrastrutture sottostanti rimangano insicure.

Infine c’è la questione della comodità. Molti intervistati hanno descritto il trasporto pubblico come il mezzo di spostamento predefinito in città. I sistemi di metropolitana e autobus di Roma forniscono un’alternativa consolidata alla guida e sono particolarmente utili per i residenti che percorrono distanze più lunghe. Un residente che viaggia attraverso diversi quartieri o si reca nel centro della città può trovare un viaggio in autobus o in metropolitana più pratico della bicicletta. In questi casi la bicicletta deve competere non solo sul costo ma anche sulla velocità.

Sarebbe facile interpretare queste preoccupazioni come la prova che difficilmente Roma Corre in Bici avrà successo. Ma le esperienze fatte altrove suggeriscono che il quadro è più complicato. Bologna ha introdotto un programma di incentivi Bike to Work simile nel 2020, offrendo ai lavoratori partecipanti pagamenti in base alla distanza percorsa in bicicletta. I ciclisti idonei potrebbero ricevere fino a circa 35 euro al mese. Il programma è considerato un successo e i funzionari locali hanno appena rinnovato i finanziamenti per il sesto anno.

Ma a Bologna questi incentivi finanziari non hanno operato in modo isolato. La città e la circostante regione Emilia-Romagna hanno investito contemporaneamente nelle infrastrutture ciclistiche.

Questa distinzione potrebbe rivelarsi importante per Roma. Gli incentivi finanziari possono incoraggiare i residenti a riconsiderare il modo in cui si spostano in città, ma da soli non possono calmare gli aspiranti ciclisti nervosi. Se Roma Corre in Bici fosse abbinato a investimenti sostenuti in piste ciclabili protette e altre infrastrutture ciclistiche, potrebbe contribuire a cambiare le abitudini di pendolarismo nel tempo. Senza questi cambiamenti, tuttavia, molti romani potrebbero essere riluttanti a scambiare l’abbonamento dell’autobus o le chiavi dell’auto con una bicicletta.