Immaginate per un momento: dopo venticinque anni di negoziati interminabili, sta per essere adottato uno storico accordo commerciale… e la Francia, con una sola voce, ha appena detto no. Giovedì sera, l’Assemblea nazionale ha adottato all’unanimità una risoluzione che invita il governo a fare di tutto per bloccare l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur. Un voto simbolico, certo, ma di rara potenza politica.
Un voto unanime storico: il segnale che tutti aspettavano
Pochi temi accomunano la sinistra radicale e la destra sovranista nello stesso spirito. Eppure è proprio quello che è successo. Il testo, inizialmente sostenuto da La France insoumise, è stato infine votato da quasi tutti i deputati presenti. Anche i banchi della maggioranza presidenziale hanno applaudito.
Perché un’unione così sacra? Perché questo accordo tocca questioni vitali: la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole francesi, la lotta contro il riscaldamento globale e la capacità dell’Europa di imporre i propri standard al resto del mondo.
Cosa contiene esattamente questo accordo firmato a fine 2024?
Dopo decenni di discussioni, l’accordo è stato finalizzato nel dicembre 2024. In cambio di un migliore accesso per automobili, macchinari e vini europei al mercato sudamericano, l’Europa accetta di aprire ampiamente i suoi confini a diversi prodotti agricoli sensibili:
- 150.000 tonnellate di carne bovina sudamericana a dazi ridotti
- 180.000 tonnellate di pollame
- 25.000 tonnellate di carne di maiale
- 180.000 tonnellate di zucchero
- Grandi volumi di etanolo e miele
Per gli agricoltori francesi si tratta di una concorrenza considerata sleale: gli standard ambientali, sanitari e sociali non sono gli stessi dall’altra parte dell’Atlantico.
Le argomentazioni degli oppositori: una “scelta di civiltà”
Dal podio il deputato Matthias Tavel ha parlato di un accordo “mortale” per l’agricoltura e il clima. Il termine è forte, ma riassume la preoccupazione generale: importare massicciamente carne bovina da aree dove imperversa la deforestazione significa incoraggiare indirettamente la distruzione dell’Amazzonia.
“È una scelta di civiltà”
Matthias Tavel, deputato La France insoumise
Dietro questa frase c’è la convinzione che l’Europa debba smettere di importare la propria distruzione ecologica. Ogni chilo di carne bovina brasiliana o argentina rappresenta potenzialmente ettari di foresta primaria rasi al suolo.
La posizione del governo: “l’accordo così com’è non è accettabile”
Il ministro delegato per l’Europa, Benjamin Haddad, è stato chiaro: il testo firmato nel 2024 non passerà così com’è. Si è rallegrato anche per aver ottenuto, in ottobre, un rafforzamento delle clausole di salvaguardia per i settori sensibili. Un “guadagno concreto”, secondo lui, grazie alla pressione francese sulla Commissione.
Ma si è subito temperato: questi progressi, benché utili, restano insufficienti. Parigi ora pone tre richieste non negoziabili.
Le tre linee rosse francesi
- Rigorose clausole speculari: i prodotti importati devono rispettare esattamente gli stessi standard di quelli prodotti in Europa (divieto di alcuni pesticidi, benessere degli animali, ecc.)
- Controlli sanitari e fitosanitari rafforzati all’ingresso nel territorio europeo
- Un meccanismo di salvaguardia davvero efficace che consente di sospendere immediatamente le importazioni in caso di gravi perturbazioni del mercato
Senza queste garanzie, la Francia minaccia di attivare una minoranza di blocco nel Consiglio dell’Unione Europea. Concretamente, ciò significa mobilitare almeno altri sette Stati membri per impedire l’adozione definitiva del trattato.
Un calendario ad alta tensione
Il voto decisivo del Consiglio è previsto prima del 20 dicembre. Fino ad allora la diplomazia francese è in ordine di battaglia. Sono già stati presi contatti con Irlanda, Polonia, Austria e Italia, anch’essi preoccupati per i loro agricoltori.
Allo stesso tempo, la risoluzione adottata giovedì chiede al governo di deferire la questione alla Corte di giustizia dell’Unione europea per verificare la conformità giuridica dell’accordo. Un modo per risparmiare tempo… e magari stravolgere il testo per un difetto formale.
Perché questo accordo divide così tanto, anche al di fuori della Francia
In Germania i produttori di automobili sognano di esportare più facilmente in Brasile. In Spagna o Portogallo, i produttori di vino sperano di conquistare nuovi mercati. Ma nei paesi con una forte tradizione agricola domina la sfiducia.
E poi c’è la questione climatica. L’accordo arriva mentre l’Europa stringe i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni. L’importazione di prodotti derivanti dalla massiccia deforestazione sembra incoerente con il Green Deal europeo.
E adesso? Tre scenari possibili
Scenario 1 – Blocco riuscito
La Francia riesce a costituire una minoranza di blocco. L’accordo è rinviato a tempo indeterminato, come nel 2019 con il mandato precedente.
Scenario 2 – Un compromesso dell’ultimo minuto
La Commissione propone nuove concessioni (clausole speculari rafforzate, quote ridotte). Alcuni Stati accettano, ma la Francia potrebbe restare ferma.
Scenario 3 – L’accordo va comunque a buon fine
Se non si verifica alcun blocco, il testo sarà adottato. Gli agricoltori francesi promettono poi una mobilitazione storica a partire da gennaio.
Qualunque sia l’esito, una cosa è certa: il voto unanime dell’Assemblea nazionale segna una svolta. Per la prima volta da molto tempo, la Francia parla con una sola voce sulla scena europea per difendere il proprio modello agricolo e ambientale.
E tu, pensi che l’Europa dovrebbe dare priorità al commercio a tutti i costi o proteggere i suoi agricoltori e il suo clima? Le prossime settimane saranno decisive.
Un accordo vecchio di 25 anni, un voto contrario unanime in poche ore: raramente un testo ha suscitato una mobilitazione così transpartitica. L’Europa è a un bivio.