Immaginate la scena: una banca fondata nel 1472, salvata dalla bancarotta dallo Stato meno di dieci anni fa, che si sveglia una mattina di gennaio 2025 e annuncia di voler inghiottire un concorrente che vale quasi il doppio della propria capitalizzazione. Sui mercati lo choc è stato totale. Eppure l’operazione è avvenuta. Ma oggi la giustizia italiana si è posta una domanda che potrebbe cambiare tutto: questa gigantesca fusione era davvero legale?
Un patto segreto al centro dell’operazione del secolo
Tre uomini si ritrovano nel mirino dei magistrati milanesi. Francesco Gaetano Caltagirone, settimo uomo più ricco d’Italia e re dell’edilizia e della stampa, Francesco Milleri, boss di EssilorLuxottica e gestore dell’eredità Del Vecchio, e Luigi Lovaglio, direttore generale del Monte dei Paschi di Siena (MPS). Le accuse sono gravi: manipolazione del mercato e ostacolo alle autorità di vigilanza.
L’accusa sospetta l’esistenza di un accordo segreto tra queste tre personalità per orchestrare l’offerta pubblica di acquisto lanciata da Mps su Mediobanca lo scorso settembre. Un’operazione da oltre 13 miliardi di euro che ha dato vita al terzo gruppo bancario italiano.
Di cosa esattamente la giustizia accusa questi leader?
Il reato principale è semplice sulla carta, ma esplosivo nella realtà: questo accordo non sarebbe mai stato dichiarato alla Consob (l’autorità di vigilanza della Borsa italiana), né alla Banca centrale europea, né all’Ivass (l’autorità di vigilanza sulle assicurazioni).
Evidentemente i tre avrebbero coordinato i loro acquisti di azioni MPS in occasione della vendita da parte dello Stato italiano nel 2024, per poi acquisire con discrezione i titoli Mediobanca senza oltrepassare pubblicamente le soglie dell’OPA obbligatoria (in particolare quella del 25%).
“I reati ipotizzati riguardano ostacolo alle funzioni di vigilanza e manipolazione del mercato”
MPS, comunicato ufficiale del 27 novembre 2025
Uno sguardo indietro a un’operazione che sfida ogni logica finanziaria
Torniamo indietro di qualche mese. A fine gennaio 2025 MPS ha annunciato un’OPA ostile su Mediobanca. Allora la capitalizzazione della banca senese sfiorava i 9,7 miliardi di euro… contro i 16,5 miliardi del suo target. Basti dire che un pesciolino vuole divorare uno squalo.
Ricordiamo che il Monte dei Paschi è la banca più antica del mondo ancora in attività. Fondata a Siena nel 1472, è quasi scomparsa nel 2017 durante un clamoroso scandalo. Lo Stato italiano ha poi versato 5,4 miliardi di euro per salvarla, diventandone l’azionista di maggioranza.
Nel novembre del 2024 la Roma cominciò a svincolarsi cedendo sul mercato il 15% del capitale. Fu proprio in quel momento che gli investigatori sospettarono che Caltagirone e Milleri (tramite la holding Delfin della famiglia Del Vecchio) avessero ritirato con discrezione pacchetti azionari insieme a Luigi Lovaglio.
I protagonisti: chi sono questi tre uomini in subbuglio?
Francesco Gaetano Caltagirone non è sconosciuto nel panorama finanziario italiano. Alla guida di un impero che va dal cemento all’editoria (Il Messaggero, Il Gazzettino), è già azionista storico di Mps e detiene partecipazioni incrociate in diverse società.
Francesco Milleri è alla guida di EssilorLuxottica dalla morte di Leonardo Del Vecchio. Attraverso la holding lussemburghese Delfin, gestisce uno dei più grandi patrimoni europei e ha progressivamente preso parte al capitale di diverse banche transalpine.
Quanto a Luigi Lovaglio, sarà nominato capo di Mps nel 2022 con la missione di recuperare la banca prima della sua privatizzazione. Ironia della sorte: è stato sotto la sua guida che l’establishment ha lanciato l’offensiva più audace della sua storia… e oggi si trova nel mirino della giustizia.
Punto chiave: l’operazione ha ricevuto l’aperto sostegno dell’attuale governo italiano, che vede in questa concentrazione bancaria un mezzo per creare un campione nazionale in grado di competere con i colossi europei.
Quali potrebbero essere le conseguenze di questa indagine?
Se i fatti fossero dimostrati, le sanzioni potrebbero essere estremamente pesanti. Oltre a sanzioni colossali, Consob e Bce potrebbero chiedere la cancellazione retroattiva di alcune operazioni o imporre una dispersione delle partecipazioni.
Nella peggiore delle ipotesi, l’intera fusione Mps-Mediobanca potrebbe essere messa in discussione, provocando un terremoto sulla piazza milanese e indebolendo ancora una volta la banca senese.
Mps, dal canto suo, vuole essere rassicurante. La banca ha subito reagito affermando di essere “certa di poter dimostrare la totale conformità del proprio operato” e promettendo piena collaborazione con la giustizia.
Un precedente agghiacciante
Questa vicenda ricorda altri scandali italiani in cui patti parasociali nascosti e accordi sofisticati finirono per esplodere allo scoperto. La storia bancaria transalpina è costellata da questi episodi in cui il confine tra strategia legittima e insider trading diventa labile.
Ma questa volta la posta in gioco è particolarmente alta: si tratta né più né meno della completa ristrutturazione del panorama bancario italiano, con la creazione di un attore in grado di reggere il confronto con i colossi francesi, spagnoli o tedeschi.
La domanda che ormai tutti a Milano si pongono è: questa indagine porterà semplicemente a multe e richiami… oppure farà implodere la più grande operazione bancaria italiana degli ultimi decenni?
Il futuro ce lo dirà. Ma una cosa è certa: negli accoglienti corridoi della finanza italiana, questa sera nessuno dorme tranquillo.