Immaginati finalmente davanti ai cancelli dorati della Reggia di Versailles, dopo mesi di risparmi e di attesa. Consegni il passaporto… e poi, sorpresa: il tuo biglietto ora costa 35 euro invece di 32. Tre euro in più, solo perché vieni dagli Stati Uniti, dalla Cina o da altri paesi extraeuropei. Questa non è più un’ipotesi: è la realtà che arriverà il 14 gennaio 2026.
Versailles adotta prezzi differenziati: cosa cambia concretamente
Il consiglio d’amministrazione dell’ente pubblico del Castello di Versailles ha convalidato, a fine novembre, un aumento mirato. Sono interessati solo i visitatori residenti al di fuori dello Spazio Economico Europeo (Unione Europea + Islanda, Norvegia, Liechtenstein).
In alta stagione (dal 1 aprile al 31 ottobre), il prezzo intero aumenta quindi da 32 € a 35 €. Un aumento del 9,4%. In bassa stagione la differenza rimane la stessa: +€3. I giardini, il Grand Trianon e il Petit Trianon sono compresi in questa area di biglietteria.
Questa misura non è isolata. Segue l’esempio del museo del Louvre che, dalla stessa data, farà pagare 32 euro agli extraeuropei contro i 22 euro di oggi (+45%).
Perché questa decisione adesso?
La risposta è semplice e diretta: fare in modo che coloro che vengono da lontano contribuiscano maggiormente al mantenimento del patrimonio francese. L’istituzione stima che solo questo aumento porterà ulteriori 9,3 milioni di euro all’anno, sulla base delle presenze del 2024.
Nel 2024, Versailles ha accolto 8,4 milioni di visitatori, l’83% dei quali stranieri. Gli americani da soli rappresentano il 15% del totale, davanti a cinesi e italiani (6% ciascuno). Basti dire che la misura colpisce la stragrande maggioranza dei turisti che pagano il prezzo intero.
«La mia posizione è molto chiara: voglio che i visitatori extracomunitari paghino di più il biglietto d’ingresso e questo supplemento per finanziare il restauro del patrimonio nazionale. »
Rachida Dati, Ministro della Cultura
Il ministro lo aveva annunciato nel gennaio 2025: i francesi «non sono destinati a pagare tutto, da soli». Il messaggio è chiaro: il contribuente nazionale già finanzia in gran parte l’opera, è legittimo che i principali beneficiari partecipino di più.
Un movimento che si espanderà nel 2026
Versailles e il Louvre sono solo i primi. Il Ministero della Cultura prevede di estendere gradualmente questo prezzo a tutti i siti apprezzati dal pubblico extraeuropeo. Già citato:
- L’Opéra Garnier e l’Opéra Bastille
- La Sainte-Chapelle
- Il castello di Chambord
- Mont-Saint-Michel (probabile)
- Alcuni musei nazionali
L’obiettivo generale? Generare ogni anno tra i 20 e i 30 milioni di euro di entrate aggiuntive per risanare i beni in sofferenza.
Le argomentazioni dei difensori del provvedimento
Primo argomento: equità. Un turista americano o cinese ha spesso un potere d’acquisto superiore a quello del francese medio. Pagare 3 euro in più per un viaggio che costa diverse migliaia di euro resta marginale.
Secondo argomento: il confronto internazionale. A Londra il British Museum è gratuito per tutti, ma la National Gallery o la Tate Modern applicano prezzi elevati per le mostre temporanee. A Washington lo Smithsonian è gratuito, ma i grandi musei privati di New York superano facilmente i 25 euro. Versailles a 35€ resta competitiva.
Terzo argomento: l’urgenza dei lavori. La tenuta di Versailles necessita di un restauro costante: tetti, dorature, giardini, fontane… I bilanci pubblici non bastano più. Queste entrate aggiuntive verranno interamente reinvestite.
Le critiche non mancano
Molti lo vedono come una forma di xenofobia tariffaria. Perché penalizzare i visitatori in base alla loro nazionalità piuttosto che al loro reddito? Uno studente coreano o un pensionato brasiliano pagheranno più di un ricco dirigente francese.
Altra critica: l’immagine della Francia. Il Paese che si vanta di essere la prima destinazione turistica mondiale (90 milioni di visitatori all’anno) rischia di essere visto come avaro. Alcuni media anglosassoni hanno già titolato “La Francia tassa i turisti stranieri”.
Infine, l’efficacia resta da dimostrare. Tre euro in più dissuaderanno davvero i visitatori? Probabilmente no. Ma l’effetto psicologico può essere reale: sentirsi meno benvenuti.
E che dire dei visitatori europei in tutto questo?
Continuano a pagare la tariffa abituale. Un tedesco, uno spagnolo o un polacco pagheranno sempre 32€ in alta stagione. L’argomento? Contribuiscono già con le loro tasse all’Unione Europea, e una parte dei fondi europei finanzia indirettamente il patrimonio francese.
Questa distinzione tra “europei” ed “extraeuropei”, tuttavia, crea un forte confine simbolico proprio nel momento in cui alcuni sostengono l’apertura.
Cosa fare se hai in programma una visita a breve?
- Prenota entro il 14 gennaio 2026 per beneficiare della vecchia tariffa (se abbinata ad una data di visita successiva, verifica le condizioni).
- Se ne hai diritto, opta per i giorni liberi (prima domenica del mese in bassa stagione).
- Opta per biglietti combinati o abbonamenti se visiti più siti.
- Venire in bassa stagione rimane più economico, anche con l’aumento.
Piccolo promemoria: i minori di 18 anni, i residenti UE sotto i 26 anni, i disabili e i loro accompagnatori, le persone in cerca di lavoro e i beneficiari di RSA restano gratuiti tutto l’anno.
Verso un modello di turismo a più velocità?
Questo prezzo differenziato potrebbe essere solo l’inizio. Alcuni già immaginano prezzi variabili a seconda della stagione, dell’ora o, più in dettaglio, anche della nazionalità (paesi ad alto reddito rispetto a paesi emergenti). Altri offrono abbonamenti annuali per i viaggiatori frequenti.
Quel che è certo è che il modello “un prezzo per tutti” che da tempo prevale nei musei e nei castelli francesi appartiene forse al passato. La concorrenza globale nel turismo e i vincoli di bilancio impongono nuove regole.
Quindi semplice aggiustamento contabile o rottura filosofica? Il tempo lo dirà. Intanto una cosa è certa: il prossimo selfie davanti alla Galleria degli Specchi costerà un po’ di più se venite da lontano.